GLI STUDENTI DEL ‘DI VITTORIO’ VISITANO GAETA

 

“La bellezza salverà il mondo”: così Dostoevskij in uno dei suoi capolavori. Parole che in Italia si citano ormai spessissimo. Ma lo storico dell’arte Salvatore Settis commenta da tempo: “la bellezza non salverà il mondo se noi non salviamo la bellezza”.

Che cosa fare, dunque, per raggiungere un così ambizioso obiettivo? Intanto conoscerla, la bellezza, soprattutto – ma non solo – nei luoghi a tale missione istituzionalmente deputati: le scuole. E’ con questo spirito che venerdì 18 e sabato 19 gennaio gli studenti dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli hanno visitato l’antica Caieta, la straordinaria città prima campana poi laziale (dal 1927), protesa sull’ampio golfo di cui parlava Strabone e sospesa fra la storia e il mito. Diodoro Siculo collegò infatti il territorio gaetano agli Argonauti facendo derivare il nome della città da Aietes, mitico padre di Medea. Virgilio trovò la sua origine nel nome della nutrice di Enea, Caieta, sepolta dall’eroe troiano in quel sito durante il suo viaggio verso le coste laziali. Altre fonti prendono il nome di Gaeta da Aiete, figlio del Dio Sole Elio, il cui soprannome è “L’Aquila“, appellativo che le sarebbe stato dato per l’insolita struttura geografica della città, che ricorda appunto la testa di questo famoso rapace.

“Si è trattato di un viaggio nell’arte e nell’anima, – hanno affermato i docenti accompagnatori Antonio Riccitelli, Maria Crispo, Michele Giugliano, Renato Mengarelli e Anna Lisa Sorce – un itinerario che ha attraversato i luoghi e la storia alla ricerca della straordinaria identità di questa città”.

Avamposto di quello che i Romani chiamarono ‘Latium novum’, Gaeta divenne nel Medioevo una vera e propria ‘repubblica marinara’ (al pari delle più importanti Genova, Venezia, Pisa e Amalfi), gelosa preservatrice della sua libertà e autonomia. Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Borbone: tutti compresero l’importanza strategica dell’antica città, vicina al confine con lo Stato della Chiesa. Nel 1571 si radunò nel porto di Gaeta la flotta pontificia guidata dell’ammiraglio Marcantonio Colonna, che doveva unirsi al resto della flotta cristiana, comandata da don Giovanni d’Austria, per combattere i Saraceni. Il comandante dell’armata pontificia aveva ricevuto il 20 giugno 1571 dal Papa San Pio V lo Stendardo di Lepanto, realizzato in seta, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia. Nella Cattedrale di Gaeta, davanti alle reliquie di Sant’Erasmo di Antiochia, protettore dei marinai e veneratissimo patrono della città, Marcantonio Colonna aveva fatto voto e promesso che se fosse tornato vittorioso, avrebbe donato lo Stendardo di Lepanto alla stessa Cattedrale e lo avrebbe posto ai piedi del Santo.

La battaglia tra la flotta della “Lega Santa” e quella dell’Impero ottomano ebbe luogo il 7 ottobre 1571 a Lepanto e fu vinta dalle forze cristiane. Al suo rientro a Gaeta, Marcantonio Colonna tenne fede al giuramento fatto e oggi lo stendardo è esposto nel museo diocesano. La straordinaria importanza di Gaeta nella storia è, d’altra parte, testimoniata dai quattordici assedi subiti lungo i secoli, l’ultimo dei quali (quello delle truppe al comando del generale Enrico Cialdini nel 1860-61) vide la fine del Regno delle Due Sicilie e la proclamazione del Regno d’Italia.

Durante le feste natalizie, da ormai tre anni, Gaeta si illumina con le “Favole di Luce”, installazioni luminose che la trasformano in un’imperdibile attrazione per tutti gli appassionati del mito, della storia e dell’arte. Dal 3 novembre al 20 gennaio, 24 postazioni sono collocate lungo le strade della città: un omaggio alla fantasia, all’immaginazione e alla bellezza, che richiama un numero sempre maggiore di visitatori dal Lazio e dalle Regioni limitrofe.

Accompagnati dai docenti Antonio Riccitelli, Maria Crispo, Michele Giugliano, Renato Mengarelli e Anna Lisa Sorce, gli allievi dei corsi Amministrazione Finanza e Marketing, Costruzione Ambiente e Territorio e Alberghiero del ‘Di Vittorio’ hanno visitato la città in tutti i suoi angoli, percorrendone l’arteria principale, Via Indipendenza, fino al Mercato dei Pescatori. “Si tratta di un itinerario irrinunciabile – ha sottolineato il Prof. Antonio Riccitelli, Docente di Diritto dell’Istituto Superiore ‘Giuseppe Di Vittorio’ – che consente di scoprire l’anima più profonda della città: un percorso allo stesso tempo gastronomico e culturale all’interno delle tradizioni, della storia e dell’identità complessa di questo luogo, una sintesi perfetta dei suoi caratteri più autentici”.

Appuntamento al prossimo anno.

 

 


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